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Ancora sulla Brexit, lo so. E' che è un argomento così ricco di significati e sfumature che potrei scrivere su "La Brexit e..." fino alla fine dei tempi.

La prima cosa che ho scritto sulla Brexit è che la comunicazione ha avuto un ruolo fondamentale nella vicenda. La comunicazione è un elemento importante, ma è solo uno dei tanti. Ma è quello più attinente alla mia professione, quindi è il campo su cui mi posso permettere di scrivere opinioni con una certa sicurezza.

A tutti i discorsi sulla comunicazione che hanno preceduto il voto bisogna aggiungere quelli sulla comunicazione che lo hanno seguito, soprattutto nelle prime ore. Fare uno sforzo per leggere e interpretare correttamente i dati è importante per capire di che parlano gli esperti o per individuare quelli che si spacciano per esperti, ma non lo sono. O che fanno confusione in buona fede, ma comunque fanno confusione.

Nelle prime ore di venerdì sono girati principalmente una tabella e un grafico e li avrai sicuramente visti: la scomposizione del voto per fascia d'età e il picco di ricerche su cosa fosse l'UE effettuate in UK dopo il voto. Questi grafici sono stati utilizzati per millemila commenti e riflessioni. Senza far caso a cosa rappresentassero veramente.

Vediamo la tabella:

voto per età Brexit

E giù fiumi di inchiostro e pixel sui vecchi che votano rovinando il futuro ai giovani, vecchiaccci egoisti e nostalgici che vogliono privare i giovani di un futuro radioso.
Ora, sì, però...
Premesso - ed è una premessa fondamentale - che questi sono i dati di un sondaggio condotto prima del voto su un campione di 1652 persone (è scritto piccolo nell'immagine stessa, ma nessuno legge le scritte piccole. Al massimo le taglia quando ridimensiona l'immagine)...
Fatta quella premessa, sì, pare che gli anziani abbiano votato in massa leave, mentre i giovani hanno votato in massa remain, a quanto dice l'istituto di statistica che dava certa la vittoria del remain con il 52% dei voti. Ma diciamo che è corretto. Che vuol dire hanno votato in massa?

Secondo i dati di SkyData:

Il che vuol dire, incrociando i dati di affluenza e prendendo per buoni quelli sull'intenzione di voto del sondaggio, che è vero che gli anziani hanno votato in massa per lasciare l'UK (o per quello che credevano di votare, insomma): l'81% degli over 55 e l'83% degli over 65 sono andati a votare.
Non è mica tanto vero che i giovani hanno votato in massa per rimanere. Appena il 36% di quelli nella fascia 18-24 si è recato alle urne. Giusto il 58% di quelli nella fascia 25-34. Quindi molti, ma ben lungi da tutti, i giovani erano interessati a rimanere.
Molti, la maggior parte di quelli in età Erasmus-studio fuori-lavoro all'estero-esperienze formative in Europa o non erano interessati alla questione o erano certi della vittoria del loro campo o non pensavano che il loro voto avrebbe influenzato l'esito finale. O, tendenza registrata alle ultime elezioni politiche britanniche, ma pure in generale ovunque nel mondo, i giovani sono così disillusi verso la politica e verso il valore del voto che chissenefrega proprio, guarda.
Insomma, la maggior parte degli anziani era sicuramente interessata a uscire dall'UE. La maggior parte dei giovani Dio solo sa a cosa era interessata, sicuramente non ad andare a votare ed esprimere un'opinione. E' alla luce di questa riflessione e non solo della tabella lì sopra che si devono fare ragionamenti su cosa vogliono o non vogliono i giovani britannici.

Il grafico su cui si è ragionato... No, il grafico su cui sono stati perculati tanto gli inglesi a dirla chiaramente, è questo:

Tutto è partito da questo tweet di Google Trends

Ripreso in questo articolo dal Washington Post che è stato poi rilanciato ovunque in post, articoli, editoriali il cui senso generale, in sintesi, è

hahahahaha coglioni britannici! Prima votano e poi, fatta la cazzatona, si informano freneticamente su cosa hanno votato.
D'oh

E non funziona proprio così.
Vediamo per esempio quest'altro grafico, che mostra le tendenze di ricerca (le tendenze di ricerca) per "what is the EU" e "england iceland", la partita che ha determinato l'altra Brexit della settimana, quella dell'Inghilterra dai campionati europei di calcio:

OH SANTO CIELO! DOVE E' FINITO "WHAT IS THE EU"?!?!?

E' finito schiacciato dal maggior peso relativo delle ricerche sulla partita. Perché Google Trends non dà numeri assoluti, ma numeri relativi che indicano una tendenza. Quello che è successo dopo il referendum è che un migliaio di persone ha cercato informazioni - un migliaio, non tutto il Regno (per ora)Unito - e la variazione nella tendenza è stata registrata da Google.
Se vista senza termini di paragone, questa tendenza mostra un bel picco. Se vista con un termine di paragone popolare, questa tendenza ricorda l'elettrocardiogramma di un piccolo mammifero investito da un grosso camion.

Il problema qui è che Google Trends ha twittato un fatto curioso presumendo che i lettori sapessero come funziona il servizio (i lettori sono tutti Jon Snow), un giornalista pressato per scrivere qualcosa-qualsiasi-cosa sulla Brexit per differenziarsi da tutte le altre testate e recuperare pageviews ha scritto un'analisi senza sapere cosa stava analizzando e il resto del mondo gli è andato dietro.
Nei giorni seguenti qualcuno ha acceso il cervello, ma dimmi: quanti articoli hai visto condividere tra venerdì scorso e oggi sugli stupidi, stupidi inglesi che fanno ricerche dopo il voto e quanti articoli come questo o come questo qui che stai leggendo ora?

Mi ricordo una vecchia storia di Zio Paperone in cui Archimede inventava un aggeggio che permetteva di spostarsi più veloce della luce: alla velocità del pensiero. Perché la luce è veloce, ma deve percorrere lo spazio. Il pensiero... ci pensi e sei già lì!

Ecco, curiosamente su internet le informazioni opinabili viaggiano alla velocità del pensiero, quelle corrette e frutto di analisi approfondita sono più lente. Non prendere per buona ogni cosa subito. Controlla la fonte, leggi l'informazione prima di condividerla anziché fermarti solo al titolo come fa circa il 61% delle persone, pensa, poi pensa ancora e poi, solo dopo aver pensato, clicca "commenta" o "condividi".